Apnea e eritropoietina: cosa succede davvero nel sangue quando tratteniamo il respiro

Un piccolo studio svedese apre una finestra su un meccanismo che alleniamo ogni volta che pratichiamo apnea consapevole.

Quando pensiamo all’allenamento in quota, immaginiamo atleti che si trasferiscono per settimane a 2000 metri per stimolare la produzione di globuli rossi. Ma cosa succede se lo stesso segnale fisiologico potesse essere generato restando a livello del mare, semplicemente attraverso l’apnea?

È la domanda a cui ha provato a rispondere un gruppo di ricercatori svedesi in uno studio pubblicato nel 2008 sull’European Journal of Applied Physiology.

Il legame tra ipossia e produzione di globuli rossi

Il corpo umano ha un sistema di risposta all’ipossia (la riduzione di ossigeno disponibile) piuttosto sofisticato. Quando i tessuti percepiscono meno ossigeno del normale, il rene rilascia eritropoietina (EPO), l’ormone che segnala al midollo osseo di produrre più globuli rossi. È lo stesso meccanismo che si attiva naturalmente in montagna, ed è il motivo per cui le popolazioni che vivono ad alta quota hanno concentrazioni di emoglobina più elevate rispetto a chi vive al livello del mare.

I ricercatori de Bruijn, Richardson e Schagatay avevano già osservato qualcosa di simile nei sub d’élite in apnea: concentrazioni di emoglobina superiori alla media. La domanda successiva è stata naturale: l’ipossia indotta dall’apnea, di per sé, è in grado di alzare i livelli di EPO?

Come è stato condotto lo studio

Il protocollo era relativamente semplice. Dieci volontari sani hanno eseguito 15 apnee di durata massimale, organizzate in tre serie da cinque apnee ciascuna, con 10 minuti di riposo tra una serie e l’altra. All’interno di ogni serie, le apnee erano separate da 2 minuti e precedute da un minuto di iperventilazione, utile ad allungare la durata dell’apnea e ad aumentare la desaturazione di ossigeno nel sangue arterioso.

I ricercatori hanno poi misurato i livelli di EPO prima e dopo le serie di apnee, confrontandoli anche con una giornata di controllo in cui i partecipanti non eseguivano apnee.

Cosa è emerso

Il dato principale: dopo le apnee seriali, la concentrazione di EPO è aumentata in media del 24% rispetto ai valori basali, un risultato statisticamente significativo. Nella giornata di controllo, senza apnee, i valori di EPO sono rimasti stabili — un dettaglio importante, perché esclude che l’aumento fosse dovuto a variazioni del ritmo circadiano o ad altri fattori indipendenti dall’apnea stessa.

La conclusione degli autori è diretta: le apnee ripetute aumentano la concentrazione circolante di EPO nell’uomo.

Cosa significa in pratica (e cosa no)

È importante essere onesti sui limiti di questo studio: il campione è piccolo, appena 10 soggetti, e questo impedisce di generalizzare i risultati o di trarre conclusioni definitive sull’entità dell’effetto nel tempo o su popolazioni diverse (età, livello di allenamento, genere).

Detto questo, il dato resta interessante per chi si occupa di respirazione e apnea consapevole, perché conferma qualcosa che nella pratica intuiamo: l’apnea ripetuta non è solo un esercizio di “trattenere il respiro”. È uno stimolo ipossico reale, misurabile a livello ormonale, che innesca una risposta di adattamento fisiologico simile — per meccanismo, non necessariamente per intensità — a quella indotta dall’allenamento in quota.

Questo non significa che poche sessioni di apnea sostituiscano settimane di altitudine. Significa che il corpo riconosce lo stimolo come autentico, e risponde di conseguenza. È uno dei motivi per cui, nei protocolli di respirazione e apnea che pratichiamo, diamo importanza non solo alla durata della trattenuta, ma anche alla struttura delle serie e ai tempi di recupero: è la ripetizione controllata, non la singola apnea estrema, a generare lo stimolo.

Il filo che lega questo studio alla pratica quotidiana

Che si tratti di Wim Hof Method, di Oxygen Advantage o di apnea sportiva, il principio di fondo è lo stesso: l’ipossia intermittente e controllata è un linguaggio che il corpo comprende e a cui risponde. Studi come questo ci aiutano a capire perché certi protocolli funzionano, senza bisogno di trasformarli in promesse miracolistiche.

La scienza qui non ci dice “fai apnea e diventerai un atleta d’élite”. Ci dice qualcosa di più modesto e più solido: il corpo ha dei sistemi di adattamento all’ipossia che possono essere allenati, e l’apnea è una delle vie per farlo.


Fonte

de Bruijn R, Richardson M, Schagatay E. Increased erythropoietin concentration after repeated apneas in humans. Eur J Appl Physiol. 2008 Mar;102(5):609-13.

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